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Paese

Dati Generali
Il paese di Fluminimaggiore
Fluminimaggiore è un Comune della nuova provincia di Carbonia-Iglesias. È situato a 63 metri sul livello del mare nell’Iglesiente. Conta 3082 abitanti. Fa parte della XIX Comunità Montana “Sulcis Iglesiente?. Il nome certamente di origine latina deriva da Flumini-Majori (fiume maggiore) perché il paese è posizionato ai piedi di monti, sopra le sponde di un fiume che ha sempre influenzato il clima generando grande umidità.Come tutti i paesi dei dintorni, Fluminimaggiore ha avuto il suo momento d’oro nella prima metà del Ventesimo secolo, con la scoperta e lo sfruttamento delle miniere di carbone, zinco e ferro, cui ha seguito un boom economico e demografico. Di quel periodo ormai concluso da molti anni restano le miniere ormai abbandonate e tanti siti dismessi che costituiscono altrettanti gioielli di archeologia industriale, come i complessi in località Zurfuru e Is Arenas. Ma Fluminimaggiore è famoso anche per le bellezze naturalistiche, a partire dalla grotta di Su Mannau, estesa nelle profondità della terra per oltre otto chilometri e visitabile per circa tre. Laghi sotterranei, colonne e stalattiti ornano ogni angolo di questa cavità, ma la parte più singolare è probabilmente la cosiddetta “sala archeologica?, una piccola nicchia dove sono stati ritrovati i resti di oggetti motivi dedicati forse al culto della dea fenicia Tanit. D’altronde l’intera zona è ricchissima di reperti provenienti dal passato più remoto. Fra tutti spicca, di gran lunga, il tempio di Antas: fra gli edifici antichi più maestosi di tutta l’Isola, è di origine punica ma fu ristrutturato in età romana dall’imperatore Caracalla. Il tempio, dedicato originariamente alla misteriosa divinità nota come “Sardus Pater?, si trova in posizione sopraelevata su di un’ampia vallata. Anche un ampio tratto costiero ricade in territorio di Fluminimaggiore: calette isolate e separate da una costa impervia e frastagliata sono poco frequentate dal turismo di massa e per questo sono riuscite a conservare tutto il fascino di una natura incontaminata e tutta da scoprire.
Il territorio di Fluminimaggiore
Altitudine: 0/1094 m
Superficie: 108,21 Kmq
Popolazione: 3134
Maschi -1509 ; Femmine - 1625
Numero di Famiglie: 1125
Densità abitanti: 28,96 per Kmq
Farmacia: via Vittorio Emanuele, 271 - tel. 0781 582034
Guardia medica: via Argiolas, 20 - tel. 0781 580023
Polizia municipale: via V. Emanuele, 200 - tel. 0781 5850211
Carabinieri: via Is Argiolas, 4 - tel. 0781 580494

FotoGallery



Storia

FLUMINI-MAJORI [Fluminimaggiore] (fiume maggiore), villaggio della Sardegna nella provincia d’Iglesias. Comprendevasi nella regione Sulcitana, ed era posto alla sua estremità settentrionale.

La sua situazione geografica è nella latitudine 39°, 26', e nella longitudine occidentale da Cagliari 0°, 38', 30".

Topografia. Siede alla falda meridionale d’un monte sopra le sponde del fiume, da cui prende il nome, e resta diviso in due rioni detti, Baucerbu il destro, Concademallu il sinistro. Siccome anche all’altre parti intorno levansi monti di gran massa, però si può dirlo porto nel fondo d’un bacino. Da questo poi si può argomentare la grande umidità, il forte calore, la poca ventilazione, e da tali accidenti quanta sia la sua insalubrità. La quale dovrassi per ciò stimare molto maggiore, chè è immensa la putrefazione che in questa valle fecondissima e d’una lussuriantissima vegetazione deve aver luogo. Ma se i nativi non siano ben sani, essi meno patiscono dalla malaria che per il frequente bagno de’ piedi, già che non volendo alcuni far pochi passi di più passando sul ponte di travi da uno in altro rione il traversan di giorno di notte e in tempi freddi. Quindi hanno principalmente le donne un’apparenza di poca sanità. Aggiugne altre parti all’impurità dell’aria il cemitero attiguo alla parrocchiale nel centro dell’abitato comechè in sito eminente.

Ristabilimento di Flumini. Questa popolazione esisteva nel medio evo. Nell’anno 1420 il re d’Aragona dava al Visconte Gessa Villecclesiano con le ville di Nughis e Dura anche questa di Flumini-majori nel dipartimento del Sulcis e distretto di Montangia. Non si sa definirne l’epoca, ma si tiene che dopo varie invasioni di barbareschi mancasse finalmente la popolazione. Essa non fu ristabilita che ne’ primi anni del secolo XVIII e ne fu fondatore un cotal Pietro Maccioni di Terralba, che andovvi ad abitare con molti suoi compagni, siccome apparisce dall’istromento di concessione fatta per il Visconte D. Ignazio Arguer addì 22 aprile 1704, comechè non nello stesso luogo dove fu spento il popolo antico presso la foce del fiume, perchè in troppa esposizione ai barbareschi, ma in un sito non osservabile dal mare e in distanza di sei miglia dalla foce. Nel 1765 si poteano ancora vedere alcune capanne dei primi coloni.

Popolazione. Consta questo villaggio di 425 case. Le famiglie (anno 1839) erano 416, le anime 1760. Le medie che diedero i preceduti dieci anni erano nascite 70, morti 40, matrimonii 15. Nel censimento parrocchiale del 1834 si notarono famiglie 400, maschi maggiori (d’anni 20) 602, femmine maggiori 629, maschi minori 163, fanciulle 170; totale 1564. Crescerà quindi in maggior numero essendosi bene stabilita la vaccinazione.

Professioni. De’ Fluminesi una parte si occupa nel-l’agricoltura, l’altra, e sono i più, nella pastura. Le arti meccaniche più necessarie sono praticate da non più di 24 persone. Sono fra essi quattro notai, e due flebotomi che fanno da medici nelle coliche, da cui spesso sono tormentati questi popolani, e non di rado estinti. Non v’è levatrice.

Le donne si esercitano nella tessitura del lino e della lana in circa 200 telai, e non solo provvedono ai bisogni della famiglia, ma ne posson vendere. Le altre che non sono impiegate alla spola lavorano negli orti.

Stato civile. La poca comunicazione di questi uomini con gli altri, fa che sieno tuttora un po’ rozzi. Non pertanto considerato bene il loro carattere, non mancano delle ragioni di lode. Spesso si suscitano odii e inimicizie tra le famiglie, studian gli uni gli altri a ingiuriarsi, scarican di notte gli schioppi nelle porte; ma di rado si trasportano alle uccisioni, comechè non siavi una forza che li contenga, e per lo contrario inviti a’ delitti, il vicino e sicuro asilo delle montagne.

Agiatezza. Le famiglie possidenti sono 166, le povere 250.

Le donne vestono come usano le sulcitane; gli uomini imitan piuttosto i campidanesi.

Istruzione. Vi è stabilita la scuola primaria, e siccome è prescritto, si insegnano anche i rudimenti del-l’agricoltura a circa 20 ragazzi.

Religione. Questo popolo è sotto la giurisdizione del vescovo d’Iglesias, ed è curato nelle cose spirituali da un provicario e da altri due preti.

La parrocchiale è sotto l’invocazione di s. Antonio di Padova. Essa è angusta all’uopo, perchè mal potrà contenere 400 persone. Nel rione di Concademallu vi è la cappella di s. Maria, e un’altra che è già esecrata e va in rovina.

Nella campagna vi è la chiesetta dello Spirito Santo, dove tutti gli anni festeggiasi e concorre molta gente dai vicini dipartimenti. Il sito è delizioso e ricco di ottime fonti. Vicino alla chiesa sorge altissimo un cipresso, il cui tronco ha forse più di tre metri di circonferenza. In sul lido non lungi dalla foce verso austro è la chiesa di s. Nicolò dove pure si festeggia con molto concorso di stranieri. I maurelli (sulcitani meridionali) vi vanno in gran numero. Nella stessa regione marittima eran le chiese di s. Giusta, s. Lucia, e del santo Salvatore; ma cadute negli infortunii dell’antico Flumini non si sono più rialzate; come nè pur quelle che caddero nella regione interna, s. Giovanni in luogo non lontano dal villaggio, s. Giorgio nel monte Bega, s. Maria, s. Vittoria ecc.

Territorio. È in tutte parti montuoso, con valloni lunghi e larghi e più degli altri quella in cui è il paese, e che appellano Sa Minda.

Le maggiori eminenze sono a levante e a tramontana.

Minerali. Nessun altro terreno della Sardegna ne pare più dovizioso in minerali. Gli antichi se ne giovarono scavando in molte parti ne’ monti di s. Nicolò, in Seguris, in Gutturu de pala, in su Paris deis fossas, in Bega, in Melfi, nel Monte Argentu che sorge rimpetto al paese, in Perdas de fogu e nel Monte Arena che trovasi in su’ confini coll’Oridda. Nel sito detta Sa pedra lada a un quarto d’ora dal villaggio sono le vestigia d’un’antica fonderia. Del Monte Arena sono dette le grandissime maraviglie e in rispetto al Monte Argenta dolgonsi i Fluminesi che siasi perduta la traccia del filone casualmente scoperto che dava l’80 per cento d’argento!! Codesti uomini in fatto di minerali amplifican oltre modo: la loro gran passione è a trovare vene d’oro e d’argento; sostengono averne trovato, ma accusan la mala sorte che non ne poterono profittare. Non ha molto che un Nicolò Pisano penetrando nel fesso d’una rupe battuta dal mare scoprì un bolo armeno di ottima qualità se è vero che i droghieri il preferirono al miglior che portasi oltremare. Supposta tanta bontà il commercio se ne può giovare con molta facilità, potendosi caricarne i bastimenti sul luogo.

Agricoltura. La dotazione del monte instituito in favore degli agricoli è di starelli 1200 e di ll. sarde 900. Nel 1837 il magazzino avea starelli 1220, la cassa ll. 90.

Si seminano annualmente starelli di grano 1500, d’orzo 100, di fave 50, di granone nella capocchia 50, di fagiuoli bianchi e neri 100, di lino 150.

L’ordinaria fruttificazione del grano e dell’orzo è al sestuplo; tuttavolta se le stagioni procedano favorevolmente il grano dà anche il 18, l’orzo il 60. Il granone suol produrre il 100, i fagiuoli il 20. Il narbonatore ottiene dalle terre che fecondò coi vegetabili più copioso frutto.

Le vigne sono quaranta, il prodotto consumandosi dentro quattro mesi debbon però i Fluminesi comprare da Carloforte e dai paesi limitrofi quel che sia necessario per completar la provvista.

Giardini. Alle sponde del fiume presso il paese non sono meno di venti giardini, ne’ quali maravigliosamente allignano gli aranci, limoni e cedri ed altre specie di maniera che per la prosperissima vegetazione e per la molta bontà de’ frutti possono primeggiare su’ luoghi più lodati della Sardegna per amenità e fecondità. Paragonate le arancie fluminesi con le milesi quelle per avventura diransi migliori per la dilicatezza della polpa e soavità del sugo e per la scorza finissima.

E credo che questi pregi debbansi in parte al colono il quale quando prevede sopravventura alcuna notte fredda fa scorrere le acque e tiene a bagno le radici delle piante; il che non pratican i milesi. Questo inaffiamento fa che la pianta nulla patisca da un freddo insolito e dal ghiaccio; e infatti se alcuno ometta simili cure le piante si disseccano nelle punte, e la scorza del frutto si ingrossa. I limoni sono lisci e lucidi che paion di alabastro ben levigato. Il cedro pesa le 8 e 9 libbre.

Le altre specie di fruttiferi sono mandorli in grandissimo numero, peri; peschi, susini, albicocchi, noci, ciriegi: la copia de’ frutti è maravigliosa.

In questo terreno si è fatta esperienza su’ due generi coloniali di universal consumazione, lo zucchero e il caffè. Le canne vegetarono bene e produssero molto; il caffè restò nano e diede poco frutto. Si accusò il clima; ma per avventura nocque di più l’ignoranza del metodo nella coltivazione.

Orticoltura. È assai estesa e le specie vengono perfette. Il granone e le civaie si seminano dopo il raccolto del fromento nella fertilissima Minda, e la terra torna a produrre non mai stanca, se la nutrisca l’acqua che con la sola zappa può condursi dove vogliasi per tutto il piano della valle. La coltivazione delle patate non è curata, sebbene esse pure si facciano assai buone.

Ghiandiferi. La specie dominante sono i lecci, molti de’ quali vedonsi cresciuti in gran corpo. Le selve principali sono il Bega, Baudeporeus, Zènneru, Pubusinu, Bonneddu, Gutturru de pala, Su Manào, Sa perda impiccada, Antas, Sanira, Segùris, Piscina-morta. Nella stagione delle ghiande, essendo il frutto in copia maggiore del bisogno per gli armenti fluminesi, si accettano pastori di altri dipartimenti.

Pini, ginepri, olivastri. Nella maremma di Flumini il monte che dicono di s. Nicolò è rivestito da una considerevole selva di pini. Negli stessi luoghi marittimi sono frequenti i ginepri dei quali fanno bellissime opere gli ebanisti della capitale. Gli olivastri trovansi in ogni parte, e aspettano la mano dell’uomo per essere ingentiliti. Non lungi dalla chiesa del suddetto santo è un tratto di terreno dove sono non meno di centomila piante, che in pochi anni potrebbe diventare un fruttuoso oliveto; ma in Flumini non è chi possa sostenere le spese preparatorie.

Pastorizia. Nell’anno 1839 era il bestiame de’ fluminesi nelle specie e nei numeri seguenti: vacche produttrici 430, vitelli e vitelle 270, buoi 400, pecore 4000, capre 5100, porci 450, cavalle 80, cavalli domiti 30 e giumenti 7, giacchè la macinazione dei grani si fa per quattordici molini idraulici.

A questi animali non mai scarseggianti di pascolo, nè di acque buone, sono perniciosissime la ferula, la squilla, la menta, il finocchio, ondechè il pastore deve esplorare i luoghi prima di condurvi la greggia o l’armento, se non sel voglia veder molto minorato.

Le vacche non si mungono sul timore di scemar di troppo ai parti il necessario alimento. Il formaggio caprino, e pecorino lodasi di molta bontà.

L’agricoltura non è molto avanzata. Si avranno bagni 600.

Selvaggiume. I fluminesi prendonsi gran piacere alla caccia, e soventi colgono i cervi, i cinghiali, i daini e gli stessi mufloni. V’ha gran numero di lepri e di volpi. Ne’ volatili sono quasi tutte le specie, che si trovano nelle altre parti dell’isola, e abbondano le gentili, nelle quali si notano per gran numero le pernici, le tortorelle e i colombi selvatici. Le valli riempionsi del soavissimo canto delle filomene e degli usignoli, i quali in certi tempi tra i silenzi notturni provano nelle più varie e dolci armonie la meravigliosa lor musica nella amenissima Minda. I passeri sono come in altre regioni prodigiosamente moltiplicati a danno de’ coloni; e nel tempo invernale i merli e i tordi vi si trovano in schiere numerosissime.

Acque. Innumerevoli sono le sorgenti di questo territorio, e tra esse alcune considerevoli per la copiosissima effluenza.

Il fiume, da cui la regione e il villaggio hanno appellazione, nasce da quattro montagne, che sono entro i termini territoriali, e diconsi Pubusioru, Su Manào, Sa Perda impiccàda e Gutturu de Pala. Il rivo del Pubusino porta più acque degli altri, e quello del Manào, che appena sarà la metà del predetto, è del doppio maggiore in paragone degli altri due. Riunendosi questi fiumicelli nella regione, che dicono Saperda lascinòsa, il loro tronco comune prende il nome di fiume maggiore, passa in mezzo del villaggio, e percorsa la Minda, entra nel mare. La linea del suo serpeggiamento dalla più lontana fonte, che è quella di Pubusino, non supera le quindici miglia. Ha due principali confluenti: lo Zènnero, che divide il rione di Baucerbu, dove ha un piccolo ponte di pietra per comodo dei popolani nel solo inverno; e il rio del monte Bega, che vi influisce in distanza di mezz’ora dall’abitato, ricco di acque nell’inverno, ma nell’estate così scarso, che non possa dar molto ai molini. Perchè questo rio è tortuosissimo, e scorre dove è la via ad Arbus e Gonnos, però debbe il viaggiatore traversarlo le quarantanove volte entro lo spazio di due ore!

Ne’ tempi di frequentissime pioggie, sovracarico il fiume maggiore per li torrenti, che riceve in gran numero, gonfiasi; e diffluendo dal suo canale, sparge un ampio diluvio per tutta la Minda. Allora è interrotta la comunicazione tra due rioni, e i proprietarii patiscono gravi danni per la forza della corrente. L’alveo slargandosi sempre più, come avvicinasi alla foce, i battelli si avanzano dentro terra per un miglio e mezzo, anche nell’estate. Potrebbonvi entrare anche i brigantini senza alcun timore di toccare il fondo, se la distanza delle sponde permettesse di operar con le vele. Queste acque sono popolate nelle parti superiori di anguille e trote; e nelle inferiori, massimamente tra gli orti di mare, come dicono, in quello spazio appunto, dove il fiume è navigabile, abbondano di altre specie. Siccome esse non patiscono l’infezione che sentono gli altri fiumi sardi nell’estate per la macerazione de’ lini, perciò si possono bevere, e bevonsi senza timore di male.

Sono nella Minda molti siti acquidosi per frequenti vene; ma non si trova altra palude in tutto il territorio, che la nominata Piscina-morta sopra una superficie di sei starelli in quel bosco di ulivastri, che abbiam notato presso la chiesa di s. Nicolò.

Scioppadrogius. Sono così dette le grandi fonti, che prorompono dal fendimento delle rupi.

Spelonche naturali con stalattiti e stalagmiti. La grotta del Manao a distanza d’un’ora dal paese: le due di Gutturu de pala, nel profondo d’una delle quali sentesi il rumore d’un’acqua scorrente; e quella, che dicono Sa Pitocca, in distanza di due ore; quindi la seguente:

Grotta della duchessa nella montagna, che sorge ai confini con Domus-novas. Discendendovi, si sente il fremito d’un fiume sotterraneo, il quale stimasi, che in quel punto spartisca in due correnti le sue acque, ed una mandi fuori dal fesso, che vedesi presso la bocca della grotta di s. Giovanni di Domus-novas: l’altra da quello che dicono Su Scioppadrogiu de Pubusinu, distando questo da quel supposto punto di divisione un’ora e mezzo di pedone, l’altro ore due. L’opinione della comune origine delle due nobilissime fonti dicesi stabilita da un esperimento, giacchè essendo gittata della paglia nelle acque della grotta, fu riveduta fuori dalle due suddette foci.

Grotte marittime. In sulla costa se ne trovano cinque o sei, ed una maggiore delle altre, e abitata da una gran famiglia di colombi. E in questa i fluminesi credono nascosti grandi tesori, riunitivi dai ladronecci, che un antico scellerato, di cui non sanno il nome, esercitava sul mare.

Grotta di s. Nicolò. Trovasi questa in un margine presso alla così detta Scala de bacu de montis. Ebbe quella denominazione dalla statua di detto santo, che vi fu nascosta dai fedeli in un’ora d’invasione, per sottrarla alle profanazioni de’ maomettani, e poscia casualmente ritrovatavi. Si narrano le meraviglie della predilezione del Santo a questo luogo di sua antica religione, perchè trasportatasi in Iglesias la sacra effigie, ritornavasi, senz’opera umana, al suo tempietto solitario. Questo che è prossimo alla detta spelonca, è di antichissima e semplicissima costruzione, e nella terza domenica di settembre, nella quale si fanno i religiosi uffizii al Santo, è visitata da grandissimo numero di devoti.

Il Santo ha presso questi la denominazione Dessu Compingiu, da quel bosco di pini, che abbiam notato prossimo alla chiesa.

Commercio. Comechè la giusta distanza di Flumini da Iglesias e da Arbus non sia maggiore di 8 miglia, tuttavolta non si impiegan meno di sei ore da chi vada sollecito a piedi, perchè a cavallo si impiega maggior tempo per la scabrezza delle vie che in certi punti sono difficilissime. Egli è per questo che di rado i fluminesi vanno a commerciare nel Sulci e nell’interno della pianura meridionale, e che di rado vi si portano i forestieri. Grazie però a’ carolini che vi navigavano spesso si può esitare gran parte delle derrate. Sebbene a dir le cose, come è ragione, i carolini esercitano un vero monopolio, e costringono quei poveri a ricevere i prezzi che lor piace di esibire. Li vedrai concorrere nel tempo che torna tra’ fluminesi il regio esattore, simulare nessun de’ generi proposti in vendita, e ottenere che quei contribuenti facciano un vilissimo mercato.

Egli sarebbe una cosa di somma utilità se si aprissero due comunicazioni a questa fecondissima regione e ricchissima di minerali e di legna da costruzione, una alla parte di Gonnos, donde uscirebbero del gran piano a commerciare con i dipartimenti di Nuraminis, Trecentu, Marmilla, Partemontis e Arborea, l’altra a Domus-novas, donde uscirebbero al Sulci e a’ dipartimenti di Decimo e del Campidano di Cagliari. La prima potrebbe condursi dal villaggio a Cucumeo, che è un tratto di mezzo miglio, dove si carreggia comodamente; indi a Ganoppi, che è pure una via carreggiabile di più di un miglio; da Ganoppi per altrettanto spazio di facil passaggio a Genna de Frongia gola fiancheggiata da due colli, sui quali sono vestigie di abitazioni antiche e gli avanzi delle due indicate chiese, s. Vittoria a man dritta, e s. Antonio di Maidu a sinistra, al quale è vicina, perchè posta alla falda, la chiesa di s. Giorgio rovinata e circondata da altre rovine. Dalla detta gola potrebbesi per una o due piccole rampe discendere nella valle di rio Pizzeddus ne’ confini di Arbus e Gonnos, e andarvi per un miglio e mezzo, fatto un piccolo ponte sul fiumicello, donde insino alla fonte di s. Anastasia di Sibiri è un mezzo miglio di ottima strada, come è ancor tale quella che porta alla Bingia deis Lièrus de Gonnos per un’ora di corso, e la restante linea a Gonnos per una mezz’ora.

L’altra a Domus-novas converrebbe descriverla per li seguenti punti, alla Pietra-lata, via carreggiabile di 25 minuti ma traversata dal rivolo di Sarrus; alla Guardia dessu Brociu per un quarto; alla terra di Nostra Signora per altrettanto, e potendovisi parimente carreggiare dove pure sarebbe necessario un ponticello; a Gutturu de pala per mezz’ora, e per luoghi non difficili; a Canali de figu tratto egualmente lungo ma un po’ aspro e traversato dal rivo che viene dall’unione delle acque di Pubusino e di Gutturu de Pala; quindi una discesa alla regione detta is argiolas dessu Spiridu santu, luogo piano e facile, e via di mezzo miglio alla terra che dicono Iba o Giba, donde dopo mezz’ora di non difficil transito e trapassato un rivoletto, si andrebbe a Campo-spina, e quindi dopo un’ora alla fonte di

s. Giovanni.

Antichità. Si conoscono sei norachi, e sono in Fighezzìa, in Conca-muscioni, in s. Lucia, in Bega, in sa Calcina, e quello che è conosciuto generalmente col nome di Su Corrazzu dessu Estiu (il cortile del bestione, come chiamano il diavolo), grande così che il suo circuito non si misuri in meno di cento passi ordina-rii, e costrutto di enormi sassi con il muro a una parte alto circa 30 palmi, all’altra la metà. Dentro e d’intorno vi è un grande ingombro di rovine. Tenendosi da quei semplici che ivi abiti un angelo cattivo molti temono avvicinarvisi, e sono solamente i più coraggiosi che ardiscono portarvisi per ricercare nel settembre non so che fiore maraviglioso e di prodigiosa virtù in favore di chi lo tolga. Ma quanti vi sono andati faticarono invano, perchè lo spirito del luogo lo nasconde. È questo luogo e questo spirito un soggetto di racconti mirabili a’ fluminesi, e parla indarno chi li vuol dissuadere.

Antas. Nell’anno 1838 visitaronsi prima dal cav. La Marmora, poi dal P. Angius, i monumenti fin’allora trascurati di quella regione selvosa e tra gli altri si riconobbe un tempio romano, che da alcuni frammenti della iscrizione che era al frontone si riconobbe eretto sotto l’impero di Antonino. La sua lunghezza era di metri 18, la larghezza di 8, con sei colonne al pronao, quattro delle quali sostenevano il frontone. Il diametro di esse era metri 0,95. Ascendevasi al pronao per una gradinata larga metri 4 standovi tra questa e quello interposto un piano della stessa larghezza e lungo metri 10? Il materiale è una pietra calcarea assai dura che imita il marmo, il lavoro fu accurato. Pare che sia stato distrutto e non già caduto da se. Le colonne erano formate da cilindri parziali, alti variamente da metri 0,35 a 0,85. Vedine la descrizione e la pianta presso il cav. La Marmora, nel volume delle antichità.

Popolazioni antiche. Presso la chiesa di s. Nicolò sono le vestigia d’un cospicuo paese, e penso che ivi abitassero gli antichi fluminesi. Eravi altra popolazione nel sito detto Sa domu dei Gragòris nella via dell’attual villaggio al mare, come pure intorno alla caduta chiesa di s. Giusta, e nelle vicinissime regioni di Niu de crobu, Corti de accas e di S. Giovanni, in Mairedda, distante 10 minuti da Antas, in Seguris, in Frongia ecc.

Littorale. Comprendendo nel territorio dei fluminesi la contigua ampia regione, che dicon Territorio de Gessa, perchè demaniale, comincierebbe il littorale di Flumini da mezzo il golfo Paglia, e continuerebbe sino in là di Capo-pecora. In questa linea è osservabile in principio lo scoglio, che dalla sua forma i naviganti appellarono Pan di zucchero. Quindi apronsi tre piccoli seni con antri profondi, degni di esser veduti. Segue poi la costa con rupi inaccessibili e con molti scogli al piede, che sono di grandissimo pericolo a chi voglia troppo davvicino navigare.

La punta di Caladomestica è dopo Capo-Stefano la più sporgente. Il suo seno è aperto al maestrale, ed è capace di alcuni bastimenti. Prima che vi si ergesse la torre vi frequentavano i barbareschi per insidiare agli incauti che passassero su quel capo. Da questo seno sono quattro miglia di costa e spiaggia. La spiaggia si nomina da S. Nicolò per la sua chiesa vicina e il luogo dove sogliono fermarsi sull’ancora i battelli e brigantini appellasi comunemente Porto di s. Salvatore. Dalla foce comincia a sporgere verso maestro il promontorio, che dicono Capo-Pecora dalle rupi bianche che appariscono tra la vegetazione, e rassembrano una greggia di bianche pecore sparsa per i pascoli. Questo capo e quello di Cala domestica, che è più meridionale di circa miglia cinque, stanno alla longitudine occidentale del meridio Cagl. 0° 46'. Capo-pecora è alla latitudine 39° 27'. Poco in là del fine di questo littorale in quello di Arbus era la tonnara che i sardi dicevano di Pedras-albas, e gli stranieri di Capo-pecora. Fu dimessa perchè sviava i pesci dalle tonnare meridionali, principalmente da quello di Portopaglia, ora non si vedono che le rovine.

Tradizioni

Feste e Tradizioni
Feste e Sagre a Fluminimaggiore
17 gennaio: Sant'Antonio Abate, festa con i tradizionali falò nei rioni del paese seguiti da canti e balli e degustazione di prodotti tipici.
22 maggio: Festa di S. Rita, è tradizione portare in chiesa le rose e i pani per la benedizione che poi vengono distribuiti ai fedeli.
13 giugno: Sant'Antonio da Padova, processione con le tradizionali traccas (carri trainati da buoi, addobbati con coloratissimi fiori e tessuti ricamati).
23 Giugno: Falò di S. Giovanni Battista, un antico rito in cui si diventa “Comari di froisi”, prevede l’accensione di tanti piccoli fuochi poco distanti l’uno dall’altro e la recitazione di una filastrocca.
20 luglio: Festa di S. Margherita, protettrice dei bambini. Tutti i bambini vengono portati in chiesa per la solenne benedizione.
7 agosto: Sagra della capra, della pecora e del formaggio.
15 agosto: Festa dell'Assunta, processione accompagnata da gruppi folk e dal suono delle launeddas. La sera si svolge la festa civile con canti e balli.